30th August 2007

Stranezze giapponesi

    • Ti conosco, mascherina!Se vedete in giro qualcuno che indossa una mascherina, non sta giocando all’Allegro chirurgo, bensì probabilmente è ammalato di raffreddore e molto cortesemente non vuole contagiare gli altri. (oppure è ipocondriaco e ha paura di ammalarsi lui, ma credo siano una minoranza)
    • Ci sono bagni pubblici in tutti i luoghi turistici: sono numerosi, puliti e gratuiti. L’unico difetto è che non hanno MAI gli asciugamani di carta o simili, e raramente quelli ad aria. Per cui il turista medio rimane con le mani bagnate (il giapponese medio no, perchè porta sempre con se un asciugamano o dei fazzoletti di carta).
    • Allo stesso modo, spesso al ristorante non esistono i tovaglioli. E nemmeno le posate: imparate a usare quelle dannate bacchette, stupidi gaijin!
    • Ombrellini parasole e guanti (leggerissimi) fin sopra il gomito vanno tuttora fortissimo per evitare l’abbronzatura da parte delle signore di ogni età
    • Si fuma nei ristoranti, nei bar, un po’ ovunque. Ma per strada, solo vicino ai portaceneri.
    • Tutti hanno il cellulare, ma non se ne sente mai squillare uno: qui i dannati servizi per scaricare suonerie a pagamento fallirebbero subito. Principalmente col cellulare scrivono e-mail più che telefonare, quindi di fatto è più un terminale mobile che un telefono…
    • Addormentarsi (compostamente) in treno, autobus e metrò è OK, anzi è il passatempo preferito sui mezzi pubblici. Notare il confronto:

    Lo scomposto sonno gaijin Il composto sonno nipponico

    • Anche andare in bici sul marciapiede è OK. Anche a velocità elevata in mezzo agli ignari turisti, che non essendo abituati si prendono un colpo ogni volta…
    • I cestini non esistono. Cioè, questo è quello che sembra. In realtà, guardando bene, magari uno lo trovate, vicino a un supermercato o a un distributore automatico. Ma sono pochi, maledettamente pochi, e mai all’orizzonte quando servono: quindi scordatevi di buttare la cicca masticata nel momento in cui ve ne stufate, o la buccia di banana mangiata camminando, o la lattina vuota. Fate come tutti, dallo studentello al manager rampante: mettete tutto in un sacchetto di plastica e mettete il sacchetto nella vostra borsa/zaino/marsupio. Smaltirete a casa. Come dite? Andate in giro senza un qualsivoglia recipiente? Pfui. E non pensate di buttare qualcosa in giro, ve lo impedirà la vostra stessa coscienza: stonerebbe troppo con l’ambiente circostante…
    • La borsa/zaino/whatever di cui sopra dovrebbe contenere sempre anche un piccolo asciugamano, bianco per gli uomini, di Hello Kitty o altri personaggi kawaii per le donne. Davvero, una borsa è indispensabile!
    • Esistono i pescetti minuscoli caramellati, da sgranocchiare tipo pistacchi. Ew!
    • Quella che i giapponesi chiamano ’soda’ è in realtà una gassosa al gusto di chewing-gum.
    • La Coca Cola non è tra le bevande più quotate. Lo noti quando spesso costa meno delle altre e quando ti guardano strano se la chiedi al ristorante.
    • Hello Kitty è ovunque. Ogni supermercato ha almeno uno scaffale di oggetti di ogni genere raffiguranti la pucciosa gattina o a forma della stessa. Ogni negozio ha almeno un banchetto, uno scaffalino, una parete con cioppini e ammennicoli vari. Anche – e qui sta il bello – negozi che non c’entrano nulla con questi articoli, come fosse una salumeria. Credo che esista qualunque tipo di oggetto in stile Hello Kitty (sì, anche di tipo hentai ovviamente). Probabilmente un alieno che sbarcasse in Giappone, dopo aver preso le mazzate ad opera del robot gigante di turno, crederebbe che Hello Kitty sia l’effigie della divinità più venerata…


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29th August 2007

Il mistero del pachinko

Indovinello: cos’è quella cosa così luminosa, colorata e rumorosa che non puoi fare a meno di notare nemmeno nel quartiere più affollato e pieno di insegne luminose di Tokyo?

Sala pachinko a Shinjuku

Risposta: una sala giochi. O per essere più precisi, una sala da pachinko. Ovvero il gioco più diffuso, più tipico e meno comprensibile del Giappone…

Giocatori di pachinko immersi nel loro mondo di palline cadenti

Ci siamo entrati, in una di queste sale: la curiosità era troppa. Abbiamo però resistito alla tentazione di giocare, semplicemente perchè non avevamo così tanto tempo da perdere guardando delle biglie metalliche scendere casualmente nei percorsi definiti dal tabellone di gioco. Perchè il gioco è tutto lì: se le biglie scendono in un certo modo si vincono altre biglie, altrimenti si può tornare a casa più leggeri di un po’ di yen e totalmente frastornati dal rumore infernale che c’è nelle sale da pachinko: musica a tutto volume più effetti sonori delle macchinette mangiasoldi (anzi, mangiapalline), più il rumore della caduta delle palline stesse. Più fumo di sigaretta proveniente dai giocatori. Proprio un bel posto dove passare il tempo insomma… e infatti spesso bastava la ‘botta’ di rumore sentita nel passare davanti alle porte dei pachinko mentre usciva qualcuno a tenercene lontani.

Se la sala pachinko è al primo piano... ecco come attirare l'attenzione dei clienti!

Molte sale da pachinko usano noti personaggi di manga e anime come testimonial: Ken il Guerriero ed Evangelion soprattutto.

Sala pachinko a Kyoto. Si vede che questa è una città elegante...

Notare le dimensioni di questa sala pachinko proprio in una delle vie centrali di Kyoto. Evidentemente fanno affari d’oro, perchè in generale le sale sono davvero enormi.

Questo simpatico sito dannychoo riporta altre notizie sul pachinko e altre simpatiche abitudini giapponesi, vale la pena leggerlo. Anche perchè non capita tutti i giorni di sentire notizie di prima mano riportate da uno che va in giro vestito da Stormtrooper imperiale di Guerre Stellari…

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28th August 2007

Per me è buono

Ovvero: come non perdere nemmeno un grammo in 2 settimane in Giappone.

Operazione piuttosto semplice, in verità: basta trovare buono tutto ciò che vi viene servito… Vediamo qualche esempio:

Sashimi

Un ottimo sashimi gustato a Ginza (Tokyo). Curiosamente non tutti gli italiani lo trovano di aspetto appetitoso…

Ramen

Un gustoso ramen (brodo di carne, pasta tipo noodles, verdure e fette di carne). Piatto unico ed economico, per ogni occasione.

Ramen, ravioli alla piastra e riso cantonese

Qui abbiamo esagerato… ramen con carne, ravioli di carne alla piastra (pepati!) e riso saltato tipo cantonese. Molto buono!

Pasta fredda

Un pranzo leggero: pasta tipo noodles, fredda (anzi gelata: c’era in mezzo un cubetto di ghiaccio…), con sopra un po’ di alghe tagliate fine fine, da condire con la salsa e con le verdurine a fianco. Buono anche questo.

Mah??

Nessuno ha capito cosa fosse questo pasticcio di carne, uovo eccetera. Però era buono.

Un pasto completo

Un pasto completo: la solita pasta fredda, l’immancabile zuppa di miso, salse e verdurine varie per insaporire il pesce e le frittatine, tempura, e per finire un improbabile dessert gelatinoso (nell’angolo a dx). Comunque, vario e buono.

Pesce alla brace

Pesce intero cucinato alla brace. Ottimo, ma non fatevi ingannare, le dimensioni erano purtroppo minime…
Bento

La vera delizia del viaggiatore: il bento! Questi pasti completi messi in scatole divise in comparti sono le “schiscette” giapponesi, si comprano al supermercato, in stazione o anche in treno (o si portano da casa se una devota mogliettina le prepara…), e si mangiano al lavoro o in viaggio. Costano poco (dai 3 ai 6 euro circa) e sono sempre freschissimi e diversi. Buonissimo!

Insomma di fame non si muore, nemmeno se voleste evitare a tutti i costi sushi e sashimi (pazzi!). Evitate semmai i dolci giapponesi, che non sono granchè. Semmai lasciate il posto per le pasticcerie in stile occidentale…

Queste sì che sono torte alla frutta!

Una fetta di torta vi costerà quasi come il pasto completo di prima, ma ne vale la pena. Ah si perchè… mangiare fuori è estremamente economico (almeno rispetto agli standard milanesi). Ci credete che pranzavamo o cenavamo quasi sempre con meno di 10 euro?

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28th August 2007

Yodobashi Umeda lies a-mold’ring in the grave…

Ovvero: il piacere di fare shopping in Giappone. Tipica via commerciale ad Asakusa, Tokyo
Mi spiego. Solitamente non sono un amante dell’andare per negozi, eppure in Giappone mi perdevo con piacere nelle vie commerciali (ovvero vie pedonali coperte da una tettoia e piene zeppe di negozi, bar e sale pachinko), oppure nei depato (grandi magazzini). Un po’ questo è dovuto alla curiosità di vedere cose nuove, ovviamente; ma ci metterei anche la gradevolissima, almeno per me, modalità di trattamento del cliente.

Certo le prime volte fa un po’ strano (e anzi sembra inquietante) essere accolti da commessi che cantilenano la rituale formula di benvenuto al negozio… e intendo da TUTTI i commessi che si incontrano da quando si entra a quando si esce. Così come sembra un po’ troppo rituale ed esagerato ricevere inchini alla cassa, vedersi riconteggiare il resto davanti agli occhi, magari dopo che il cassiere si è sincerato che tu abbia visto che il prezzo degli articoli è, sì, incredibilmente proprio quello che c’era scritto sullo scaffale… insomma ti senti un po’ trattato da re e un po’ da bambino scemo. Però poi pensi che, da quando sei entrato, nessuno ti ha rotto le scatole chiedendoti insistentemente se può aiutarti, pertanto te ne puoi andare in giro a curiosare senza che questo ponga una smorfia di fastidio sul volto del negoziante. D’altra parte, se invece hai bisogno di aiuto e chiedi un’informazione, non troverai certo il commesso scazzato che ti risponde di malavoglia a monosillabi (a meno che non sia per i problemi di scarsa conoscenza dell’inglese, beninteso). Senza contare poi che nessuno fa una piega se entri con uno zaino ed esci senza aver comprato nulla.

Tutto insomma decisamente rilassante… compreso scoprire che moltissimi articoli costano meno che da noi (a volte molto meno). E non parlo solo di articoli elettronici, dove magari esportazione, tassazioni e distribuzione creano un grosso ricarico: dico anche souvenir, abbigliamento, artigianato tipico, giocattoli… Non conosco il motivo di questa differenza di prezzo (complice sarà probabilmente anche il cambio favorevole dell’Euro sullo Yen), ma di certo è stata una gradita sorpresa. Soprattutto quando si scopre che ci sono differenze di prezzo ben poco marcate sugli stessi articoli tra i diversi negozi, non solo di una stessa zona ma addirittura in diverse città. Forse a qualche incallito cercatore nostrano di occasioni questo farà storcere il naso (capisco che a molti piaccia la sfida di cercare il miglior prezzo), ma personalmente l’ho trovato molto comodo.

L’impressione infatti non è affatto che i negozi facciano cartello per tenere i prezzi simili E alti, come accade facilmente da noi, ma che la forte concorrenza spinga a livellare verso il basso i prezzi. Tenendo conto della ossessiva ricerca di qualità da parte della clientela giapponese, però, questo non si traduce in peggiore servizio, ma in un vantaggioso rapporto qualità/prezzo, almeno per le nostre abitudini.La zona commerciale di Dotonbori, Osaka

Ah se vi state chiedendo ancora il senso del titolo di questo post, è il momento di svelarlo… Dunque, Yodobashi è una grossa catena di grandi magazzini, tipo Rinascente per capirci. Umeda è una importante zona di Osaka, quindi lo Yodobashi Umeda è un grande magazzino di Osaka (credo uno dei più grandi). Passando vicino agli ingressi, una bella canzoncina in giapponese cattura l’attenzione dei passanti, suppongo magnificando la convenienza e l’ampia offerta proposta. Peccato che la canzoncina altro non è che John Brown’s Body con il testo sostituito… Cattivo gusto dite? Beh, ma siamo in Giappone! E cosa non si fa per vendere, in Giappone…

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24th August 2007

Cosa ti sei comprato?

Qualche souvenir ci stava… ma mi sono limitato.

Ecco qua:

Non c'è scritto 'banzai'!

Maglietta con un ricorrente sutra buddista e fascia da mettere in fronte

Banner Mazinga Z

Bannerone in tessuto di Mazinga Z, ricordo del Museo internazionale del Manga di Kyoto
Souvenir otaku

Accessori da otaku:

  • sullo sfondo, il ventaglio per feste/congratulazioni;
  • un gashapon di Evangelion (Unit 01 con progressive knife);
  • portachiavi LED di Rei Ayanami;
  • mouse ottico da impugnare come una penna;
  • torretta lanciamissili USB (tremate, mortali!);
  • (non visibile) la macchina fotografica con cui ho scattato la foto.

C’erano anche una confezione di ramen istantaneo (già mangiato, non male) e una bottiglia di sakè che se ne sta al fresco… Insomma sto già rimpiangendo di non aver comprato altro, ecco.

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